La prima cosa è che io faccio la pendolare da almeno 11 anni.
La prima volta avevo 15 anni. Andai da mio papà e gli dissi, papà, me li dai dei soldi che devo prendere un treno? E lui, per fare cosa? E io, papà, mi sono innamorata. Fu così che cominciai l'andirivieni sabatodomenicale alla volta di Firenze, una settimana si e una pure. Esci da scuola all'una, prendi il treno alle due, torni indietro la domenica alle 8. Così per quattro anni. A fare i compiti sull'Eurostar. In cui ho rischiato di morire una volta per incendio della carozza, sono stata molestata una volta, ho ascoltato un sacco di bei dischi col walkman. Tante volte.
La seconda volta avevo 22 anni, e vivevo in quattro città diverse contemporaneamente. A Parma studiavo, a Bologna dormivo, a Roma passavo i weekend e a Mallorca le estati. Sveglia alle 5.20 del mattino, scontro con mamma fantasmagorica in corridoio prima degli esami, colazione a RedBull e brioche appena sfornata alle 7.15 sui ponti di Parma ogni giorno. Così per due anni. A preparare gli esami sull'Intercity. In cui mi sono laureata una volta, sono stata molestata una volta, ho letto un sacco di bei libri. Tante volte.
La terza volta avevo 25 anni, e mi sono trasferita a Milano, e i miei in Austria. E quindi non posso dire niente perchè è stato solo un anno fa, e tuttora cerco di conciliare questo puzzle che ho tra le mani tenendo sempre una valigia a portata di mano. Come si fa quando si sta per partorire, no? Che l'equilibrio pazienza, ma di calzini puliti bisogna sempre averne un paio pronti.
E io avevo pensato a scrivere di questa vita sul treno. Si ci avevo proprio pensato, perchè chi non lo vive non ha idea della miriade di cose che possono succedere ogni volta su un vagone. Le persone che vedi. I discorsi che fai. Quel tempo che perdi, in fondo, si ma per cosa? E io avevo anche scritto un racconto, sui treni, dove un finestrino era indeciso su quale parte guardare, che fuori si il panorama era bello, ma dentro era un'altra cosa. Diciamo pure che era un modo come un altro per non addormentarsi durante le ore di italiano, e quindi per ripicca alla prof del caso io scrivevo e non ascoltavo. Abitudine che peraltro non ho mai perso del tutto.
Solo che il mio racconto l'ho scritto al liceo e fa anche un po' cagare a rileggerlo adesso. Che avevo uno stile un po' borioso, ai tempi. Però c'è una persona che questo racconto sa scriverlo meglio di me. Tutti i giorni sulla pagina di Facebook. E ve lo racconta tutti i giorni con la sua voce, proprio la sua, su ShooTV. Si chiamano TrainDogs. E un po' Traindogs, capite, mi sento anche io. Se non altro per quella volta che ho rischiato di morire di cui vi parlavo poco fa.
La seconda cosa è che mi sono innamorata dei collage di Sinsi. Quelli che vedete qui, per intenderci. Sinsi ha una mente perversa, ma ha un cuore che funziona benissimo. E lunghi capelli rossi.
Oltre a ciò, Sinsi è anche una bravissima art director. Informazione che in questa sede mi sembra secondaria, ma magari qualcuno lo voleva sapere. Ma soprattutto, Sinsi ha fatto QUESTO collage che tra poco sarà in MIO possesso:
MIO! MIO! E' TUTTO MIO!
Da questa reazione si evince che i collage di Sinsi hanno su di me un effetto ancora più devastante delle caramelle, delle scarpe di Vivienne Westwood e delle spade laser.
E se vi state chiedendo cosa ci sia scritto là nell'angolino a sinistra, ecco che compare la grande verità:
SURVIVAL SECRET: IT GETS WORSE BEFORE BETTER. TRY NOT TO PANIC.
E anche sto mese abbiamo trovato un mantra che pare funzioni.
La terza cosa che dovevo dire non me la ricordo più. Magari mi viene in mente domani.
Solo una cosa. Anzi due. Anzi tre. Poi taccio per almeno 24 ore.
Esagerato da
Lav
alle
22:55
martedì 29 giugno 2010
Cosa vi devo dire, sono fatta così.
So che il buonsenso e l'opinione comune sono contro di me.
So che questa scelta potrebbe accattivarmi antipatie, o comunque qualche cattiva impressione.
So che sarete tutti contro di me su questo punto, ma io sono fatta così: quando mi piace una cosa non voglio sentire ragioni.
A ME, IL TESTO SU FONDO NERO FA LETTERALMENTE IMPAZZIRE.
Quindi lasciatemelo almeno per il titolo del mio blog.
So che il buonsenso e l'opinione comune sono contro di me.
So che questa scelta potrebbe accattivarmi antipatie, o comunque qualche cattiva impressione.
So che sarete tutti contro di me su questo punto, ma io sono fatta così: quando mi piace una cosa non voglio sentire ragioni.
A ME, IL TESTO SU FONDO NERO FA LETTERALMENTE IMPAZZIRE.
Quindi lasciatemelo almeno per il titolo del mio blog.
Vista da qua, la vita sembra molto semplice.
Tutto sembra ordinato, pulito e logico. In una successione di ore che non si rincorrono freneticamente, ma si limitano a scorrere pacifiche. Il tempo per mangiare un dolce, per guardare le foglie delle piante crescere, per mangiare e non nutrirsi, per pensare e non inciampare, per parlare e non vomitare. Per odiare i piccioni fuori dalla finestra, anche. Che c'è bisogno di tempo anche per quello.
Per sentirsi protetti e al sicuro. Per fasi una doccia e mettere lo smalto alle unghie dei piedi, apoteosi della nullafacenza. Ogni colore è più forte e vivido. Ogni soffio di vento sibila più forte.
Però non è che si può passare tutto il sabato pomeriggio bloccati in casa a guardare fuori dalla finestra perchè appena esci il polline ti travolge e l'allergia ti ammazza, ecco.
Tutto sembra ordinato, pulito e logico. In una successione di ore che non si rincorrono freneticamente, ma si limitano a scorrere pacifiche. Il tempo per mangiare un dolce, per guardare le foglie delle piante crescere, per mangiare e non nutrirsi, per pensare e non inciampare, per parlare e non vomitare. Per odiare i piccioni fuori dalla finestra, anche. Che c'è bisogno di tempo anche per quello.
Per sentirsi protetti e al sicuro. Per fasi una doccia e mettere lo smalto alle unghie dei piedi, apoteosi della nullafacenza. Ogni colore è più forte e vivido. Ogni soffio di vento sibila più forte.
Però non è che si può passare tutto il sabato pomeriggio bloccati in casa a guardare fuori dalla finestra perchè appena esci il polline ti travolge e l'allergia ti ammazza, ecco.
Dove si parla di decespugliatore. Riservato ai soli stomaci forti.
Esagerato da
Lav
alle
18:29
sabato 8 maggio 2010
Chiariamo una cosa: non è che perchè faccio la copy passo il mio tempo a dare un nome a tutto. Anzi, a fare i naming sono sempre stata un po' scarsina. Dare un nome alle cose è difficilissimo. Ha un che di definitivo, di immutabile. E quindi, che gusto c'è? La pratica del nominare è un processo sacro. Non a caso Dio chiese ad Adamo di dare nome a tutto ciò che lo circondava, per farne il signore e padrone. Non a caso gli innamorati si dano nomignoli stupidi e veramente fastidiosi, per rendere inviolabile il loro rapporto. Non a caso... bè vabbè.
Il punto è che nonostante questo, ammetto pubblicamente di aver riempito di nomi un sacco di cose, come le coperte, i gatti randagi, le automobili, e ultimo da ma non da meno, le mie preziose parti anatomiche. E non sono la sola. So per certo che molte ragazze dialogano con le loro parti intime - come dimostrato da indagini sociologiche di rigorosa importanza scientifica da me effettuate.
E sono quindi molto sicura nell'affermare che nessuna chiama la sua "Pratino".
Questo dimostra senza ombra di dubbio che questo splendido adattamento della precedente campagna Wilkinson è stato scritto da un uomo. Un uomo molto simpatico però, a differenza di quelli un po' confusi che ci vedevano lanciarci col paracadute nei giorni del ciclo.
Il punto è che nonostante questo, ammetto pubblicamente di aver riempito di nomi un sacco di cose, come le coperte, i gatti randagi, le automobili, e ultimo da ma non da meno, le mie preziose parti anatomiche. E non sono la sola. So per certo che molte ragazze dialogano con le loro parti intime - come dimostrato da indagini sociologiche di rigorosa importanza scientifica da me effettuate.
E sono quindi molto sicura nell'affermare che nessuna chiama la sua "Pratino".
Questo dimostra senza ombra di dubbio che questo splendido adattamento della precedente campagna Wilkinson è stato scritto da un uomo. Un uomo molto simpatico però, a differenza di quelli un po' confusi che ci vedevano lanciarci col paracadute nei giorni del ciclo.
Lav: Pronto, salve.
Ser:Salve, desidera?
Lav: Senta, la chiamo per quel cuore che ho mandato in riparazione da voi qualche mese fa. E' pronto?
Ser: Mi faccia controllare.. No, mi sembra di no. Le serve a breve?
Lav: No, guardi, non che io lo usi molto. Era tanto per, si insomma, averlo casomai.
Ser: Guardi signorina, mi segnalano che ci sono stati dei problemi. Il suo è un modello molto vecchio e pare fosse in pessime condizioni: stiamo cercando i ricambi originali ma è molto difficile averli.
Lav: E quanto pensa che ci metterete?
Ser:Difficile a dirsi. Potrebbe essere una cosa lunga. Ma le faremo sapere.
Lav: Non è che posso averne uno in sostituzione magari?
Ser: Vorremmo poterla aiutare ma sfortunatamente non ne abbiamo disponibili in questo momento... ci dispiace.
Lav: Ah. Beh. Allora aspetterò. Grazie.
Ser: Si figuri.
Ser:Salve, desidera?
Lav: Senta, la chiamo per quel cuore che ho mandato in riparazione da voi qualche mese fa. E' pronto?
Ser: Mi faccia controllare.. No, mi sembra di no. Le serve a breve?
Lav: No, guardi, non che io lo usi molto. Era tanto per, si insomma, averlo casomai.
Ser: Guardi signorina, mi segnalano che ci sono stati dei problemi. Il suo è un modello molto vecchio e pare fosse in pessime condizioni: stiamo cercando i ricambi originali ma è molto difficile averli.
Lav: E quanto pensa che ci metterete?
Ser:Difficile a dirsi. Potrebbe essere una cosa lunga. Ma le faremo sapere.
Lav: Non è che posso averne uno in sostituzione magari?
Ser: Vorremmo poterla aiutare ma sfortunatamente non ne abbiamo disponibili in questo momento... ci dispiace.
Lav: Ah. Beh. Allora aspetterò. Grazie.
Ser: Si figuri.
E' primavera.
Beh, ecco. Qualcuno poteva anche avvertirmi, insomma.
Cioè, questa cosa. Io non capisco.
Perchè devo essere sempre l'ultima a sapere le cose?
Mah.
Del futuro delle agenzie si parla già da un po' però: beccatevi questo.
Beh, ecco. Qualcuno poteva anche avvertirmi, insomma.
Cioè, questa cosa. Io non capisco.
Perchè devo essere sempre l'ultima a sapere le cose?
Mah.
Del futuro delle agenzie si parla già da un po' però: beccatevi questo.
Dall'alto dei cieli mi segnalano questa campagna qui. Made in Poland, con la santa benedizione di Beata Publicis.
Simpatica, divertente, un bellissimo esempio di come si può approcciare il no-profit senza scadere nel sentimentale, nel banale o nell'emozionale.
In più, mi segnalano sempre dall'alto dei cieli, un'ennesima dimostrazione del fatto che ogni creativo dovrebbe prendere dal famoso cassetto tutte le idee che gli vengono dopo le 4 del mattino, birra in mano, e farle uscire. SUBITO!
La festa è finita, andate in pace.
Se invece avete bisogno di un'assoluzione più corposa, andate qui.
Simpatica, divertente, un bellissimo esempio di come si può approcciare il no-profit senza scadere nel sentimentale, nel banale o nell'emozionale.
In più, mi segnalano sempre dall'alto dei cieli, un'ennesima dimostrazione del fatto che ogni creativo dovrebbe prendere dal famoso cassetto tutte le idee che gli vengono dopo le 4 del mattino, birra in mano, e farle uscire. SUBITO!
La festa è finita, andate in pace.
Se invece avete bisogno di un'assoluzione più corposa, andate qui.
Non si nasce imparati, e questa è una sicurezza.
Ma è anche vero che non tutto si può imparare. A cucinare, con un po' d'impegno (che io evidentemente non ci metto, e me ne vanto) si può imparare. A suonare il pianoforte si può imparare. A parlare l'inglese, il francese, il balenese si può imparare.
A ballare no. Ballerini o si nasce, o si nasce. Non è che col tempo le cose migliorino. Ma c'è una speranza anche per chi, come me, soffre di discinesi patologica (o anarchia corporale dissociata, che dir si voglia: ogni parte del corpo va dove cazzo gli pare senza che le altre se ne curino minimamente): si può comunque fare bella figura imitando i grandi ballerini del passato.
Per quanto mi riguarda, amo stupire gli amici con una Combo ispirata dalle movenze dei più bei video e dei più grandi idoli di tutti i tempi.
Apro con una perfetta imitazione di Axl Rose: gioco di gambe e movimento laterale del bacino, cercando di andare a tempo. Proseguo con un tributo a Ian Curtis, momento topico: busto rigido, movimenti sincopati di spalle e braccia, sguardo perso nel vuoto (quello mi viene piuttosto naturale). Se ci riesco, cerco di farci entrare anche uno pseudo attacco epilettico. Concludo in bellezza con una corsetta avanti e indietro ripresa dal video dei Daft Punk "Around The World", sentendomi un po' zombie e un po' ballerina, a seconda dei casi.Gran finale a piacere: dimeno la testa senza criterio ma con criniera, sperando di beccare qualcuno dritto in faccia.
Il risultato non è un granché, ma potrete sempre contare sulla clamorosa sbornia dei vostri amici e degli astanti, che nei giorni a seguire continueranno a chiedersi se l'avete fatto veramente o era solo un'allucinazione (se sono buoni amici), oppure vi chiederanno di ripetere la performance a ogni occasione utile (se sono i miei amici).
Ma è anche vero che non tutto si può imparare. A cucinare, con un po' d'impegno (che io evidentemente non ci metto, e me ne vanto) si può imparare. A suonare il pianoforte si può imparare. A parlare l'inglese, il francese, il balenese si può imparare.
A ballare no. Ballerini o si nasce, o si nasce. Non è che col tempo le cose migliorino. Ma c'è una speranza anche per chi, come me, soffre di discinesi patologica (o anarchia corporale dissociata, che dir si voglia: ogni parte del corpo va dove cazzo gli pare senza che le altre se ne curino minimamente): si può comunque fare bella figura imitando i grandi ballerini del passato.
Per quanto mi riguarda, amo stupire gli amici con una Combo ispirata dalle movenze dei più bei video e dei più grandi idoli di tutti i tempi.
Apro con una perfetta imitazione di Axl Rose: gioco di gambe e movimento laterale del bacino, cercando di andare a tempo. Proseguo con un tributo a Ian Curtis, momento topico: busto rigido, movimenti sincopati di spalle e braccia, sguardo perso nel vuoto (quello mi viene piuttosto naturale). Se ci riesco, cerco di farci entrare anche uno pseudo attacco epilettico. Concludo in bellezza con una corsetta avanti e indietro ripresa dal video dei Daft Punk "Around The World", sentendomi un po' zombie e un po' ballerina, a seconda dei casi.Gran finale a piacere: dimeno la testa senza criterio ma con criniera, sperando di beccare qualcuno dritto in faccia.
Il risultato non è un granché, ma potrete sempre contare sulla clamorosa sbornia dei vostri amici e degli astanti, che nei giorni a seguire continueranno a chiedersi se l'avete fatto veramente o era solo un'allucinazione (se sono buoni amici), oppure vi chiederanno di ripetere la performance a ogni occasione utile (se sono i miei amici).
La mia assenza è dovuta all'impegno da me profuso nella settimana dei concerti. Analizziamoli uno per uno a partire di questa mia personalissima considerazione: la rockstar è come la religione. Dogmatica. O la accetti così come essa ti si propone, o non la accetti. O si o no. Fingi di non vederne gli errori e ne osanni le pubbliche gesta oppure niente, sei fuori e per te non c'è salvezza.
1.Martedì. Un grande Vasco al Filaforum di Assago. Non sono mai stata una grande fan, ma stimo Vasco per la sua imperturbabile fattanza. Alla sua età io non salterei di certo i fossi per la lunga come fa lui. Blasfema la sua versione italiota di Creep dei Radiohead, ma non tanto quanto i fan posseduti che la cantano ignari di cosa sia Creep dei Radiohead.
2. Mercoledì. White Lies all'Alcatraz. Faccio l'errore di mettere una canotta senza spalline e mi tocca pogare con una mano sullo sterno nel tentativo di salvare il salvabile. Grande performance, grande voce, quel miscuglio pagano tra Joy Division, Editors e Strokes che fa incontrare in un Purgatorio senza nome le anime più nobili e le più perdute.
3. Giovedì e venerdì mi perdo i Kasabian nelle date di Milano e Bologna. Lyrics, videoclip e storia della band, che ora siede alla destra degli Oasis nell'Olimpo delle Rockstar, sono la metafora perfetta della salvazione mistica. Mi riferisco soprattutto al video di "Where did all the love go?", trasposizione postmoderna dell'eterno dilemma fra essere ctonio ed essere umano: o per dirla con parole povere, fra amore a pagamento e amore utopico.
4. Riesco a perdermi anche i Veils a Ravenna. Voce oltretombale, lamento esistenziale, nuce del dilemma dell'uomo contemporaneo: soffrire o non soffrire? Specie se riferito ai gatti che miagolano in giardino. Osannazione massima del mio essere: nessuno meglio di lui avrebbe potuto fare altrettanto.
Considerazione finale. Johnatan Carroll, in "Zuppa di vetro", fa incontrare Dio al suo protagonista. E si scopre che Dio è un orso di pelouche di nome George. Ora, George altri non è che il pelouche del protagonista bambino, e Dio ne ha assunto le sembianze poichè sarebbe stato più facile per il suo interlocutore identificarlo con qualcosa in cui credere ciecamente, e a cui abbandonarsi completamente.
Se questa teoria sulla manifestazione di Dio regge - e secondo me ha basi fondatissime - comincio a credere che un giorno Dio mi si paleserà sotto forma di Ian Curtis. Nel qual caso non ho fretta, giuro, non ho fretta.
1.Martedì. Un grande Vasco al Filaforum di Assago. Non sono mai stata una grande fan, ma stimo Vasco per la sua imperturbabile fattanza. Alla sua età io non salterei di certo i fossi per la lunga come fa lui. Blasfema la sua versione italiota di Creep dei Radiohead, ma non tanto quanto i fan posseduti che la cantano ignari di cosa sia Creep dei Radiohead.
2. Mercoledì. White Lies all'Alcatraz. Faccio l'errore di mettere una canotta senza spalline e mi tocca pogare con una mano sullo sterno nel tentativo di salvare il salvabile. Grande performance, grande voce, quel miscuglio pagano tra Joy Division, Editors e Strokes che fa incontrare in un Purgatorio senza nome le anime più nobili e le più perdute.
3. Giovedì e venerdì mi perdo i Kasabian nelle date di Milano e Bologna. Lyrics, videoclip e storia della band, che ora siede alla destra degli Oasis nell'Olimpo delle Rockstar, sono la metafora perfetta della salvazione mistica. Mi riferisco soprattutto al video di "Where did all the love go?", trasposizione postmoderna dell'eterno dilemma fra essere ctonio ed essere umano: o per dirla con parole povere, fra amore a pagamento e amore utopico.
4. Riesco a perdermi anche i Veils a Ravenna. Voce oltretombale, lamento esistenziale, nuce del dilemma dell'uomo contemporaneo: soffrire o non soffrire? Specie se riferito ai gatti che miagolano in giardino. Osannazione massima del mio essere: nessuno meglio di lui avrebbe potuto fare altrettanto.
Considerazione finale. Johnatan Carroll, in "Zuppa di vetro", fa incontrare Dio al suo protagonista. E si scopre che Dio è un orso di pelouche di nome George. Ora, George altri non è che il pelouche del protagonista bambino, e Dio ne ha assunto le sembianze poichè sarebbe stato più facile per il suo interlocutore identificarlo con qualcosa in cui credere ciecamente, e a cui abbandonarsi completamente.
Se questa teoria sulla manifestazione di Dio regge - e secondo me ha basi fondatissime - comincio a credere che un giorno Dio mi si paleserà sotto forma di Ian Curtis. Nel qual caso non ho fretta, giuro, non ho fretta.
Parlare di Londra è come parlare di impressionismo: è difficile dire qualcosa di intelligente, ma soprattutto, qualcosa che non sia già stato detto. Perciò non lo farò. Mi limiterò a elencare alcuni tips che vi aiuteranno, in caso di trasferta, a sentirvi molto ma molto Londinesi inside.
1. The brown sauce. Siete svegli da dieci minuti e vi stanno apostrofando in una lingua incomprensibile. Voi annuite e sorridete, per compiacere i padroni di casa. Quello che non sapete è che avete appena autorizzato l'omicidio delle vostre papille gustative: pochi minuti dopo vi rifileranno una colazione letteralmente ricoperta di questa sostanza bandita da ogni pianeta della galassia. Tranne il Regno Unito. A quel punto sarà troppo tardi e dovrete buttare giù tutto quanto, continuando a sorridere e annuire.
2. The terrace houses. Dopo questo attacco alla vostra incolumità uscite per fumare una sigaretta e magia, siete catapultati in una scena degna di un film. Porticine colorate, bowindow luminosi, una sfilza infinita di cancellini luccicanti fino in fondo alla strada. E un vento freddo come l'indifferenza a sferzarvi le ossa, una per una.
3. The newspapers. Mentre fingete di non capire cosa dicono alla tv, ma solo per non partecipare all'ennesima discussione sul football in generale, provate a leggere il giornale. In prima pagina, un bel titolone dice che una ragazza è molto risentita con i commessi di Tesco perchè non le hanno permesso di fare la sua spesa in pace e l'hanno buttata fuori a pedate. E solo perchè era in pigiama e pantofole. Ah, la classe.
4. Bansky. Vi imbattete in uno dei suoi graffiti stupendi e lo riconoscete in quanto tale. Poi, da veri turisti, comprate una delle sue tele a Camden Town, anzi ne comprate due perchè c'è lo sconto di cinque pounds.
5. Discutere con un vecchio rocker in un negozio di dischi a Camden Town chiedendogli se sia meglio comprare un vinile coi demo originali degli Undertones o un EP inedito dei Buzzcocks, bevendo sidro caldo, non ha prezzo. Peccato che il vostro interlocutore sia totalmente ubriaco. Da qualche anno ormai.
6. Inciampare nella metropolitana tornando da Covent Garden per cause alcoliche, alzare lo sguardo, vedere due ragazzi vestiti da puffi e uno da Scooby Doo e sapere che c'è chi sta molto, molto peggio di voi.
7. Andarsene all'inglese. Prendere la decisione, non salutare nessuno e tornare a casa, fermandosi a metà strada per prendere un consolatorio cartoccio di fish and chips. Che vi farà rotolare nel letto tutta notte implorando acqua, mentre nel frattempo gli altri, appena tornati a casa, stanno vomitando anche le pupille implorando pietà.
8.Vedere terminare una discussione sul football con una decisione all'unanimità. Che è rapidamente traducibile in: David Beckham è il più figo di tutti tempi.
9. Non portare occhiali da sole anche se i vostri bulbi oculari cominciano ad emanare lo stesso odore del pollo abbrustolito. Niente. Occhiali. Da. Sole.
10. Non fare foto. Neanche una. Neanche col cellulare. Come se fosse stupido tanto quanto fotografare il vostro stesso citofono. Tanto tornerete presto, no?
1. The brown sauce. Siete svegli da dieci minuti e vi stanno apostrofando in una lingua incomprensibile. Voi annuite e sorridete, per compiacere i padroni di casa. Quello che non sapete è che avete appena autorizzato l'omicidio delle vostre papille gustative: pochi minuti dopo vi rifileranno una colazione letteralmente ricoperta di questa sostanza bandita da ogni pianeta della galassia. Tranne il Regno Unito. A quel punto sarà troppo tardi e dovrete buttare giù tutto quanto, continuando a sorridere e annuire.
2. The terrace houses. Dopo questo attacco alla vostra incolumità uscite per fumare una sigaretta e magia, siete catapultati in una scena degna di un film. Porticine colorate, bowindow luminosi, una sfilza infinita di cancellini luccicanti fino in fondo alla strada. E un vento freddo come l'indifferenza a sferzarvi le ossa, una per una.
3. The newspapers. Mentre fingete di non capire cosa dicono alla tv, ma solo per non partecipare all'ennesima discussione sul football in generale, provate a leggere il giornale. In prima pagina, un bel titolone dice che una ragazza è molto risentita con i commessi di Tesco perchè non le hanno permesso di fare la sua spesa in pace e l'hanno buttata fuori a pedate. E solo perchè era in pigiama e pantofole. Ah, la classe.
4. Bansky. Vi imbattete in uno dei suoi graffiti stupendi e lo riconoscete in quanto tale. Poi, da veri turisti, comprate una delle sue tele a Camden Town, anzi ne comprate due perchè c'è lo sconto di cinque pounds.
5. Discutere con un vecchio rocker in un negozio di dischi a Camden Town chiedendogli se sia meglio comprare un vinile coi demo originali degli Undertones o un EP inedito dei Buzzcocks, bevendo sidro caldo, non ha prezzo. Peccato che il vostro interlocutore sia totalmente ubriaco. Da qualche anno ormai.
6. Inciampare nella metropolitana tornando da Covent Garden per cause alcoliche, alzare lo sguardo, vedere due ragazzi vestiti da puffi e uno da Scooby Doo e sapere che c'è chi sta molto, molto peggio di voi.
7. Andarsene all'inglese. Prendere la decisione, non salutare nessuno e tornare a casa, fermandosi a metà strada per prendere un consolatorio cartoccio di fish and chips. Che vi farà rotolare nel letto tutta notte implorando acqua, mentre nel frattempo gli altri, appena tornati a casa, stanno vomitando anche le pupille implorando pietà.
8.Vedere terminare una discussione sul football con una decisione all'unanimità. Che è rapidamente traducibile in: David Beckham è il più figo di tutti tempi.
9. Non portare occhiali da sole anche se i vostri bulbi oculari cominciano ad emanare lo stesso odore del pollo abbrustolito. Niente. Occhiali. Da. Sole.
10. Non fare foto. Neanche una. Neanche col cellulare. Come se fosse stupido tanto quanto fotografare il vostro stesso citofono. Tanto tornerete presto, no?
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