Il labirinto femminile - pagina 33.

martedì 15 febbraio 2011

Mi sono beccata Alfonso Luigi Marra in tutte le salse.
Lui, sua figlia, la Arcuri. E poi Ruby. Allora penso, ok, i casi sono due: o questo è un genio, ed è talmente un tosto che non gliene frega niente di come si parla di lui purché se ne parli, oppure è un folle. Il dubbio ce l'ho, alla fine, a ben pensarci, i suoi spot sono un fantastico esempio di viral. No?
All'ennesima puntata colgo l'appiglio: posso scaricare 114 pagine del famoso libro! Evviva! Rullo di tamburi!
Finalmente potrò scoprire ciò che non devo sapere! Basta, non me lo faccio ripetere due volte.


E via, parte la serata con Marra. Devo leggere, devo capire.
Un sospetto ce l'ho, ma una chance non si nega a nessuno.
Ok, prima pagina. Pazzesco, una lista di libri che devono uscire dalla sua penna. E come fa a scriverne così tanti? Vabbé, andiamo oltre.
Dedica da apnea. Non perché lascia senza fiato ma perché non c'è una virgola a pagarla. Cito.



Dedico questo libro ai ro-
mani e a Roma per la loro
cosmopiliticità intesa anche
come apertura a una perpe-
tua rianalisi della propria
cultura dal punto di vista di
quella degli altri, siano essi
stranieri o portatori - mo-
desti o sommi - di nuovi sa-
peri. Cose qui consuetudi-
narie da millenni, in virtù
delle quali io, forestiero e
assertore di una nuova cul-
tura, dal 3 luglio 2010, gior-
no in cui vi sono approdato,
ho sentito Roma mia città di
adozione dopo una vita in
cui mi ero sentito estraneo
o persino in conflitto con le
culture di altri luoghi dove
sono vissuto.

EEEEEH?
Penso che sia colpa mia. Si, sicuramente è colpa mia, che trovo più verità nei libri di Welsh che nella Bibba. Colpa mia. Che non capisco.
Andiamo avanti. Ah, il famoso epistolario! Ma aspetta un attimo. Ma non dovevano essere sms? Ma sono lunghi due pagine? Ma siamo sicuri?
Rileggo meglio. No, ragazzi, questi non sono sms. Nessuno ha mai scritto in un sms le parole "almanaccare", "rinunziare" o "strullamente". Il correttore automatico me le segnala, non esistono queste espressioni. O cose tipo "sono giunto alla conclusione dell'opportunità di concludere questa vicenda". COSA? Vuol dire che è finita? "Ti contesto quest'assurda cripticità". Aiuto. 

Scusa Marra, non ce la faccio.
Mi spiace. Non riesco ad arrivare in fondo, non riesco, ahimé, a giungere finalmente al bandolo della matassa e delle grandi verità che non dovrei sapere. Mi vien da pensare che forse è proprio per questo che nessuno le sa. 
Mi fermo a pagina 33. Gli anni di Cristo. Simbolico.
Però una soddisfazione diamogliela, a Marra, che per quanto ne so ha scritto un libro interessante (forse), visto che non l'ho letto: facciamolo diventare protagonista di un contest. Ci mettiamo tutti a leggere il suo libro e vediamo chi dura di più.
Chi arriva fino in fondo racconta il libro agli altri e vince il fantastico traduttore!
Marra - Italiano, Italiano - Marra. Compralo, è bellissimo.

E adesso ridiamoci su, perdio.

Digital News: segnalazione.

lunedì 14 febbraio 2011
Segnalo il seguente blog: Monsters&Co.
Appena nato ma già pieno di ... sogni. Per il futuro.
Dedicato a tutti i daydreamers.
Anche su Facebook.

Ricette sbagliate #5: schifezza pronta in 5 minuti, solo 5 vedrai.

domenica 13 febbraio 2011
Benedetto colui che ha inventato i preparati in busta.
Salvifici. Apri la busta, mescoli con pochi ingredienti e lo sbattimento è dimezzato.
Giù di budini, torte allo yogurt, cioccolata in tazza. Sono chimici? Chissenefrega! Una volta ogni tanto permettono di realizzare quel sogno proibito di mangiare qualcosa che non assomigli a uno scherzo della natura.
A meno che. Non siate me.
La nostra eroina riesce a rendere complicato anche preparare una torta in busta.

Ricette sbagliate #5: schifezza pronta in 5 minuti, solo cinque vedrai.
Voglia di torta? Perfetto. Prendete quella busta che avete messo laggiù proprio in occasioni come questa.
Visto? E' luccicante, intonsa, carica di promesse.
Ha un'immagine invitante disegnata davanti, quella della torta ai semi di papavero che tanto adorate. Siete così
lucidi che avete preparato anche la marmellata di albicocche per la farcitura.
GNAM GNAM.
Non resta che voltare la confezione e leggere la lista degli ingredienti che dovete aggiungere.
A questo punto scatta il piccolo particolare che vi è sfuggito, e cioè che è scritto in TEDESCO. E voi il tedesco non lo sapete, giusto? Ma no, non andate su Google Translator! E' da losers! Andate a sentimento, c'è più gusto!
Buttate dentro burro, zucchero, pinoli, latte, succo di frutta, pistacchi sbucciati, basilico, penne all'arrabbiata, peli di gatto immaginario.Tutto dentro. LA'. Statisticamente parlando, qualcosa di giusto ce l'avrete messo dentro, no?
Tutto in teglia, poi in forno:180° preriscaldati finché ne avete voglia.
Et voilààààààà.

RISULTATI OTTENUTI FINORA:
Non pervenuti, la cosa è ancora in forno. Ho paura.
Morti sopraggiunte: finora nessuna.
Fin qui, tutto bene. Forse.

Digital News: perché ostinarsi a chiamarle Serie tv?

sabato 12 febbraio 2011
Le mie ultime abitudini sanciscono quella che, ad ampio raggio, potremmo riconoscere come la vera e propria fine di un'era e l'inizio di un'altra.
L'affermarsi di una MTV Generation dalla scarsa attenzionalità ha prodotto un nuovo modo di attingere alle informazioni , e la creazione di un nuovo veicolo per il formarsi delle mitologie contemporanee: la serie Tv.
Facciamo un passo indietro. Assumiamo che i valori condivisi socialmente si trasmettano attraverso narrazioni di diverso tipo: la storia umana presenta, nella sua evoluzione, l'evoluzione dei modi stessi di raccontare, caratteristici ma più che altro corrispondenti a diverse formae mentis.
In principio fu il racconto orale, subito trasformato in trasposizione scritta, sfruttando un media di più facile conservazione. Da Esopo sulle pietre, alla Bibbia di Gutenberg (cosa credete), al film in tutti i suoi possibili generi, fino al programma televisivo: ogni generazione ha determinato la forma narrativa più adatta per i suoi valori fondanti. Come si sono evolute le forme narrative, così si sono evoluti i personaggi e gli eroi che venivano raccontati.
Ed eccoci, oggi, all'affermarsi della serie tv.
Questo, a mio parere, per diversi motivi: innanzitutto, la serie tv permette un'analisi sociale più ampia, grazie all'approfondirsi e alla caatterizzazione di diversi personaggi, e quindi di diverse storie che si intrecciano l'una sull'altra, permettendo un processo di scelta e identificazione più semplice.
Prendete MadMen: non credo che tutti vi identifichiate in Don Draper.
Io sono molto più Peggy, ad esempio. Per ovvi motivi.
Oppure prendete Misfits. Nathan è il portavoce di una generazione che si esprime attraverso diversi codici comportamentali, in maggior parte negativi. Tuttavia, c'è pur sempre spazio per le aberrazioni di ognuno.



Comunque sia, si tratta sempre di un'identificazione parziale. Il plus delle serie sta appunto nella loro shortness: via una, avanti un'altra. Proprio come la definizione dei processi identitari attuali, dove cambiamo schizofrenicamente maschera con la stessa velocità con cui cambiamo i calzini, perché le circostanze lo richiedono, data la complessità della vita urbana contemporanea.
La marginalità resta, forse proprio per questi motivi, un tema ricorrente. Anche se non ha l'accezione negativa di un tempo: il Bazinga di Sheldon Cooper (The Big Bang Theory) ne è una prova inconfutabile.

Ok. A fronte di tutto questo pippozzo, che non ha assolutamente nulla di geniale, ma si limita a esporre dati di fatto, io mi chiedo per quale motivo ci si ostini a chiamarle serie Tv. Visto che di Tv hanno ben poco.
Chi di voi le segue sul piccolo schermo e non, ad esempio, sui canali in streaming o scaricandoli direttamente dalla rete? L'ultima serie Tv vera e propria è stata Lost: un appuntamento settimanale che provocava liti tra fidanzati, serate improvvisate, ammassamenti di gente in tensione in mini appartamenti, senso di esclusione per chi non seguiva la serie (aka, io), etc. Roba grossa.
Adesso sfido chiunque fra voi a non seguire spararsi almeno 3 o 4 puntate di fila della sua serie preferita. Non ce la fate. Volete tutto e subito. Perché il digitale ve lo permette, e quindi, perché no? Ma questo, se ve ne siete accorti, è tutto fuorché Tv.
La risposta è questa: Naming: Fail.

Digital News: Animazione 3D, che passione.

domenica 23 gennaio 2011
I cortometraggi di Talantis Channel mi hanno colpito parecchio, ultimamente, per la complessità e la visionarietà delle loro storie, alternata spesso da momenti di vero spasso.
Richiesta, per la comprensione, una certa familiarità con la lingua francese.
Altrimenti godetevi con beata inconscienza (e discreta sottotitolanza) i prodigi dell'animazione 3D.
I miei preferiti? Oracle, Lionel,  EX-E.T.

Digital News: Inversione di tendenza.

sabato 22 gennaio 2011
Non è la prima volta, e non sarà di certo l'ultima.
Ma in tempi come questi mi sembra un forte segnale a favore di un'inversione di tendenza per quanto riguarda il flusso dell'informazione.
Sto parlando di questo.



Angry Birds, il popolarissimo gioco per mobile device, diventa protagonista di un divertente sketch sulla tv Israeliana. Quasi 4 milioni di views, a tutt'oggi.
Segue la notizia, forse in maniera casuale o forse no, direttamente da parte della casa produttrice, del progetto di trasformare Angry Birds in una serie animata. Non ci stupiremmo se la trovassimo in tv, sostiene Mashable.
Quindi?
Un giro di boa che identifica un momento preciso, a mio parere: si allontanano i tempi in cui i contenuti above the line venivano tradotti e ridotti in fenomeni digitali, a complemento di una comunicazione di matrice push, si realizza l'utopia di un mondo dell'informazione diverso, in cui le molteplici forme dell'entertainment e dei contenuti di matrice digitale contagiano gli altri media, come conquistatori delle vestigia di un mondo decadente, che ha bisogno di reinventarsi per sopravvivere e non venire cannibalizzato.
In sintesi, digital rulez, once again.

Ricette sbagliate n°4: disastro all'alta quota.

lunedì 3 gennaio 2011
Anno nuovo, vita uguale.
E dire che ci ho provato. Con forza, anche.
Niente, neanche una bella commozione cerebrale ha risvegliato in me il dono della regina del focolare.
Anche nel 2011 continua la saga delle mie tremende esperienze ai fornelli.
Perché in fondo, diciamocelo, è bello avere certezze su cui poter contare.

RICETTA N°4: Disastro all'alta quota.
Ora, per questa ricetta è opportuno fare una visita oltralpe e acquistare al primo Austriagrill un pacco formato famiglia di spatzle e qualche confezione originale di formaggio all'aroma di piede. Ve ne tornate belli belli al vostro focolare, accendete il fornello, mettete la padella sul fuoco e aggiungete gli spatzle, col proposito di lasciarli rosolare per bene.
E già avete fatto una bella cagata.
Perchè mentre tagliate il formaggio a cubetti per farlo squagliare a contatto con la fiamma, lo spatzle si bruciacchia. Quindi aggiungete il formaggio alla padella e rigirate tutto per far aderire il formaggio con la fonte di calore, ma più rigirate più il formaggio riaffiora (per non so quale postilla della legge di Murphy).
Esasperati, aggiungete un quintale di burro, che serve a dare tregua ai poveri gnocchetti che ormai sembrano dei Ringo: neri sotto, bianchi sopra.
Il burro prolunga l'agonia di qualche minuto, tanto quanto basta per lasciar sciogliere il formaggio.
Ed è qui che entra in scena l'estro culinario: con abile mossa e abile mestolata riuscite a spaccare gli spatzle in modo da lasciare il bruciato attaccato alla padella, e il buono sopra, creando un enorme gnocco collificato dal formaggio, ma che dico, una palla filamentosa pronta a chiamarvi "mamma" appena voltate lo sguardo.
Buttate il mostro sul piatto e la padella nel lavello. Condite con abbondante pepe sia il piatto che il lavello: cancella la tracce del bruciato.
Versatevi un abbondante bicchiere di Brunello di Montalcino.
Estasiati e inebriati dall'alcol potete mangiare anche il vostro erede formaggioso.

RISULTATI OTTENUTI FINORA:
Indignazione dei vicini a causa degli odori provenienti dalla vostra finestra, senso di colpa, senso di svenimento, senso di ebbrezza, sesto senso.
Morti sopraggiunte: finora nessuna.
Fin qui, tutto bene.

Publist #3: Buon Natale.

giovedì 23 dicembre 2010
E' Natale e a Natale si può dare di più.
Io vi do questo.



Questo per il Natale.
Per il 2011, invece, un augurio sincero.
Che possiate augurare a voi stessi quello di cui avete veramente bisogno, e che possiate augurarlo anche alle persone che lo meritano davvero.
E per quest'anno, basta così.

Ricette sbagliate n°3: mattonella svedese.

martedì 30 novembre 2010
L'avete fatto di nuovo.
Siete andati all'IKEA.
E nella moltitudine immensa di cuscini, coperte fucsia, asciugamani verde mela, appoggiatesta, appoggiacomputer, appoggiagomiti, pelouche a forma di elefante, di farfalla, di orecchio e coniglietto, palle di Natale, palle di pelo, librerie Billa (non bisogna mai lasciarsele scappare), trapani e quant'altro, avete visto la cassa.
L'avete raggiunta.
L'avete superata.
E siete entrati nella mitica bottega svedese.
Il luogo incantato.

Ecco, giunti  questo punto, per favore, cercate di concentrarvi.
Dovete trovare una confezione sui toni del rosso e del bianco, a forma di cartone del latte. Acquistarla.
Uscire. E via, siete pronti per una nuova apocalisse gastronomica.
Il contenuto di quel favoloso brik altro non è che una miscela di farine integrali la cui principale è la segale. Le altre non le so, informatevi da soli perchè io preferisco non sapere.
Tutto quello che dovete fare, a questo punto, è preparare la nostra fantastica ricetta.

RICETTA N°3: Mattonella svedese.
rovesciare il miscuglio in un'ampia ciotola, e mescolare aggiungendo acqua fino a formare un composto grumoso e dal colore poco invitante. Dopodichè, accorgervi con orrore che non possedete né carta da forno, né burro per imburrare la teglia che non avete trovato: eh si, perchè manco quella c'avete in casa.
Quindi prendete quella cosa argentata a forma di cosa argentata che vi capita tra le mani e la cospargete in lungo e in largo degli avanzi di strutto che trovate nel frigo. (Precisazione obbligatoria: il vostro frigo potrà essere vuoto quanto volete, ma mai e poi mai deve mancare un panetto di strutto. MAI. Mia nonna si rivolterebbe nella tomba se ciò accadesse).
Su questa cosa sberluccicante voi versate l'impasto, infornate il tutto e ve ne andate a farvi i fatti vostri per un'ora.
Tornate in cucina pimpanti e assaporate il delizioso profumino che si è sparso ovunque. Eh già. Fare il pane in casa è una goduria. Avvicinatevi circospetti al forno ed estraetene con estrema cautela una mattonella del peso specifico di un bimbo di 3 anni dall'invitante color piccione morto/moribondo.
Poi provate a sbatterla contro il muro.
Ancora.
Ancora.
Ancora.
Visto? Pane indistruttibile. E' buonissimo e morbidissimo, ma per scoprirlo dovrete riuscire a distruggere la crosta marmorea che lo strutto a contatto con la segale gli avrà formato tutto intorno.
Mal che vada potete usarlo come centrotavola.

RISULTATI OTTENUTI FINORA:
Delirium tremens causato dalla sovraesposizione delle narici al profumino di pane appena sfornato, escoriazioni varie, buchi sui muri, lacime amare.
Se riuscite ad addentarlo: pesantezza esistenziale, masticazione perenne, sonnolenza.
Morti sopraggiunte: finora nessuna.
Fin qui, tutto bene.

A QWERTY STORY: La maledizione del J27

martedì 23 novembre 2010
Ah.
Finalmente un bel gioco da copy.
Certo che ci divertiamo veramente con poco.

Vabbè, se volete vedere cosa ho combinato io con 26 lettere e cosa hanno combinato tanti altri loschi figuri, seguite questa traccia.

A QWERTY STORY: La maledizione del J27: "Quel weekend, esoteriche riflessioni terrorizzavano Ylenia: un insolito onomastico pensando alla superstizione dei fantasmi giovani (Hendr..."