giovedì 26 novembre 2009

Make me better, make me burger.

Ci sono diversi vantaggi nel vivere in una casa multietnica.
Uno, è che dopo un po' si fa l'abitudine al parlare quattro lingue contemporaneamente. Sentirmi apostrofare al risveglio in spagnolo, inglese o francese non mi terrorizza più come una volta. Forse perchè ho imparato il modo corretto di mandare tutti affanculo anche nelle altre lingue, comunque ci ho fatto l'abitudine.
L'altra cosa bella sono gli scambi culturali. A tavola, principalmente.
Ad esempio: ieri sera decidiamo di mangiare tutti insieme, per una volta. Formazione di battaglia: una colombiana al'apparecchiatura, un messicano ai fornelli, una canadese ai contorni e un'italiana allo stappaggio bottiglie di birra. Non necessariamente secondo i nostri meriti: è bastato poco per far emergere la palese superiorità italiana ai fornelli, e questo considerando il fatto che COMUNQUE resto la peggiore cuoca che si sia mai incontrata sulla faccia del pianeta, considerando che riesco a rendere disgustoso anche un piatto di riso in bianco.
Però un piatto di spaghetti come ho mangiato ieri sera, con ragù, ketchup e maionese, non sarebbe riuscito a emergere neanche dai miei peggiori incubi.
Per forza finisce che viene eletto sito dell'anno un sito come questo, perchè la serata poi è finita nella plateale adorazione del suddetto in mancanza di soddisfazioni orali degne di questo nome, e posso solo immaginare quanti nel mondo davanti a un piatto di spaghetti alla maionese abbiano ripiegato su un bel cheeseburger.


(No, non è vero. La serata è finita mangiando un orrendo gelato al gusto vomito secco, che si è poi scoperto essere in verità gusto mango. Ma perchè, mi dico io, perchè? Il pistacchio non andava bene? Cosa vi ha fatto il pistacchio di male? Liberiamo il pistacchio e basta coi gusti esotici, che fanno cagare, e guai a chi mi contraddice.)

lunedì 23 novembre 2009

Social Networking. Come hai detto, scusa?

Parlando per assurdo, dovrebbe essere molto più facile creare qualcosa di nuovo sfruttando un canale nuovo e di ultima nascita come i social network, piuttosto che affidarsi alla solita e ormai vetusta campagna tabellare. In verità le cose non sono semplici come sembrano: i social network sono strumenti complessi, dai codici rigidi e dalle funzionalità complicate. Sfruttarle nel modo adeguato è un lavoro piuttosto arduo, e piegarle ai propri voleri creativi è un lavoro che rasenta parecchie somiglianze col cercare di ammaestrare un chupacabra rendendolo docile come un chihuahua. Va da sè che rasentare la banalità è ordinaria amministrazione.
Ogni tanto, però, qualcosa di buono viene anche da questo immenso calderone apparentemente incontrollabile: un'idea su Twitter, qui, per le aziende che vogliono mettersi in discussione e navigare l'onda del successo, oltre che del Web 2.0, e un'idea su Facebook, qui, dalla semplicità evidente, dai costi pericolosamente prossimi allo zero, e dalla resa massima.
E adesso su le maniche e mettiamoci al lavoro.

venerdì 20 novembre 2009

Dilemmi atroci.

Siamo quasi alla fine dell'anno.
Cosa significa questo? Significa che mancano solo due anni alla fine del mondo. Ma questo non è poi così importante, anche perchè la risposta a tutte le paure che possono sorgere in merito è qui:



Significa soprattutto che è il momento di stilare la classifica degli album più belli del 2009, che è stato un anno proficuo e delizioso almeno quanto il 2006: un'esplosione di dischi uno più bello dell'altro, di band indimenticabili, un pluriorgasmo per le orecchie. Mi riferisco nella fattispecie a quell'estate famosa in cui non si sapeva se cominciare la giornata con Franz Ferdinand (You could have it so much better), Strokes (First Impressions of Earth), Arctic Monkeys (Whatever people say I am) o tanti altri. Ed erano tanti davvero.
Tre anni dopo, tre grandi ritorni. Meno per i Franz Ferdinand, il cui Tonight ci ha poco entusiasmati. Ma si sa, i Franz Ferdinand sono animaletti da palcoscenico; subordiniamo l'album alla qualità dell'esibizione. Tornano invece gli Arctic Monkeys (aggiungo, finalmente), con un disco denso come la polvere del deserto, che metto subito nella top 3, e Julian Casablancas (che sembra stare imparando a cantare) con Phrazes For the Young. Julian è sempre Julian; non si tocca.
Sono esplosi i Gossip, sono esplosi gli Yeah Yeah Yeahs, il cui It's Blitz va al terzo posto nella mia classifica personale; una bolla indie femminile in espansione, con esponenti come La Roux e le Sahara Hotnights nascoste in fila dietro le stelle; anche le donne se la cavano piuttosto bene ultimamente, e anche Abnormally attracted to sin di Tori Amos è un disco da avere.
Tornano anche gli Editors e tornano tanti altri, in verità, ma più che altro sono tanti quelli che se ne vanno: Jacko (addio) e soprattutto, si sciolgono gli Oasis il giorno prima del concerto a Milano. La separazione dei fratelli Gallagher è un pugno allo stomaco. Peggio di un divorzio di genitori. Mi sembra di sbandare. Disbanded, nel vero senso della parola (per una favolosa definizione del termine "disbanded", ma anche per un'ottimo blog, pubblicitariamente parlando o no, date un'occhiata qui). Nessuno sembra accorgersi, almeno momentaneamente) di quella band che, finalmente, può ambire al titolo di migliore rock band inglese attualmente esistente, dopo averlo predetto anni e anni orsono. Ed è per questo che, premiando il disco ma soprattutto la caparbietà, io metto loro al primo posto: i Kasabian.
West Ryder Pauper Lunatic System disco del 2009. Così ho deciso.
Per altri pareri, o per opinioni decisamente più accreditate, guardate qui (ne vale comunque la pena).

Anche se tanto, al prossimo viaggio saranno ancora i soliti dischi a girare nell'autoradio: Happy Mondays, Joy Division, New Order, Stone Roses. I grandi classici sono sempre i primi in classifica.

mercoledì 18 novembre 2009

Forse non moriremo tutti!

Okay, questo post merita una premessa.
Ho sempre sostenuto, Italosvevinianamente, geneticamente, e già che ci siamo anche rocknrollisticamente, la caducità del genere umano. Siamo destinati ad estinguerci, senza dubbio.
L'evoluzione della società umana prevede una combinazione di geni volta a creare nuovi esseri umani che, contrariamente a quanto dovrebbe accadere in natura, sono più organicamente deboli dei loro predecessori. La scelta del partner si basa sulle stesse specifiche primordiali che sussistono dalla notte dei tempi, ma declinate secondo l'evolvere dei moderni metodi di sussistenza.
Mi spiego: da sempre la femmina sceglie il suo partner, più o meno inconsciamente, valutandone la capacità di fornire protezione, cibo e difesa alla sua prole; ma se questo in epoca preistorica significava scegliere il partner più forte e muscoloso, oggi significa soltanto scegliere quello con un maggior prestigio sociale e un portafoglio più ricco. Che potrebbe essere anche una rockstar poliomelitica con dei bicipiti da lanciatore di coriandoli. O Steven Hawking, per dire. L'uomo, invece, sceglie la sua partner in base alle sue capacità relazionali e alla sua fertilità. Oddio, forse no. L'uomo sceglie la sua partner? L'uomo sceglie? Lasciamo stare.
Comunque, per giungere al punto, quali creature possono nascere da una combinazione di geni così scombinata? Il Dna che si trasmette non è, oggi,  quello che ha più probabilità di sopravvivere. I nostri geni vanno indebolendosi parto dopo parto, figlio dopo figlio, in una spirale discendente coadiuvata, nella sua inesorabilità, dall'abuso di medicinali che impedisce il corretto sviluppo di sistemi  immunitari, dall'urbanismo imperante, dall'autodistruzione veicolata da alcol, nicotina, droghe leggere, sistemi sociali, eccetera.
Ho sempre sostenuto a questo proposito che, se mai avrò figli, essi seguiranno un rigido programma educativo che prevede di lasciarli liberi di rotolarsi nel fango, mangiare piccoli insetti e azzuffarsi con i cani rabbiosi. Sistema immunitario. Voglio figli che possano sopravvivere nella giungla, non pallide schiappe.
Ho sempre sostenuto anche che mi piacerebbe avere un bugiardino con l'esplicitazione del codice genetico dei miei eventuali partner, per poterne verificare la sopravvivibilità.

Ed ecco il punto.
QUALCUNO HA SCOPERTO COME! Qualcuno ha inventato un modo per garantire un codice genetico forte alla mia prole. Qualcuno ha il modo per trovare la combinazione di geni perfetta per la nascita del Superuomo! E non solo. Promette anche di farmi avere orgasmi migliori e un più alto tasso di fertilità. Wow. Si chiama Scientific Match e promette di trovare l'essere umano più compatibile con me grazie all'analisi dei rispettivi Dna. Mio figlio sopravviverà non solo nella giungla, ma anche alle guerre nucleari, alle invasioni aliene e soprattutto agli attacchi di dissenteria fulminante.

Ora, a questo punto spero solo che la ricerca sia estesa al Regno Unito, perchè il mio primo figlio si chiamerà Ian, sarà inglese, e non ho intenzione di cambiare idea. Sarà geneticamente trasmissibile anche la passione per i Joy Division? Speriamo.

martedì 17 novembre 2009

All Social Networking and no play makes Lav a dull boy.

E' ormai una tragica certezza.
La devastante pratica del social networking incondizionato, assunto quotidianamente come una pillola contro il colesterolo, è il modo migliore per lasciare scomode tracce che ci verranno rinfacciate tra vent'anni dai nostri figli.



Diventate invisibili. SPARITE.
Fidatevi di me.
E' l'unica soluzione.

lunedì 9 novembre 2009

Chi mi ama mi segua.

Sto prendendo confidenza con l'oggetto widget e con i Feed RSS. Si vede? Bene.
E mò so' ***** vostra.
(Se ne volete pure voi, www.widgetbox.com)

Si sta come d'autunno sulle bici i milanesi.

Le lacrime per la fatica che si mescolano a un cielo che piscia acqua, i guanti senza dita, la bici quando piove e ogni rotaia è un pericolo mortale.
La cotoletta al gusto suola, i pranzi la domenica a casa dell'unico amico che sa cucinare la pasta ai frutti di mare, i Baci Perugina.
Il mocio vileda la domenica sera, il calzettone sopra al pigiama, il piumone da cui osservi la settimana in entrata il lunedì mattina, il Naviglio grande il sabato pomeriggio, le mani a sfogliare i vinili.
La chiesa che scopri di venerdì sera, i due piani della casa 139, i cocktail che ti ritrovi in mano senza sapere perchè ma è meglio non chiedere, la nostalgia per quell'odore di sudore dell'Atomic che ora non c'è più, leggere Tuttocittà al buio, le pubblicità che ti osservano come una mamma apprensiva.
Le gite a Bergamo all'ultimo minuto e lo snowboard che dorme con te come un'amante, nel posto vuoto del letto a due piazze, mentre ogni goccia di pioggia che scende diventa neve a sole due ore da qui.
I Monty Python, le strade imparate come mulattiere, tante paia di bacchette per una batteria immaginaria, i negozi di scarpe, gli abiti che non potrai mai avere, gli inviti ad eventi a cui non potrai mai partecipare, i vestiti per i cani grandi come quelli di una Barbie.
I bambini pallidi, le mamme bionde, i papà che non si sa dove sono finiti.
I portoni in cui ripararsi, il Duomo illuminato di sera, gli angoli nascosti che non sapevi esistessero. Milano come Parigi, Milano come Amsterdam, Milano è quel che vuoi, dipende solo dal cappello che metti la mattina, o dal rossetto che si sbava sulle guance.
Le caramelle al cinema quando esci e credi di essere a Bologna e ti ci vogliono dieci minuti a realizzare che questa è via Solari.

Che qui i portici non ci sono. Non c'è protezione contro un cielo ostile.
Neanche un po' di nebbia dove nascondersi.

venerdì 6 novembre 2009

Tragiche conferme.

Lo sapevo. L'ho sempre saputo.

Ma ora che ne ho le prove non riesco a nascondere una punta di delusione.

Mr. POTATO è UN CORRIERE DELLA DROGA.

Diamine.



Se il buongiorno si vede dal mattino.

Molti mi chiedono come siano le mie giornate. Si chiedono soprattutto se io mi svegli veramente così, sorridente e fiduciosa, spavalda e pronta ad affrontare il mondo in qualsiasi sua forma. La risposta a queste domande è drammaticamente NO. La mattina io odio tutti. L'unica cosa che mi dà più fastidio delle bambole per ventriloqui sono le persone che si svegliano di buon umore la mattina, e magari cercano di interagire con me.
La mattina è il momento più brutto di ogni mia giornata, e ve lo dimostrerò con una deliziosa scaletta delle mie attività quotidiane.
7.23: Spalanco gli occhi sobbalzando. Ogni giorno alla stessa ora. Temendo che siano le undici e la sveglia non sia suonata. Bestemmia n°1, mi volto e torno a dormire.
8.20: Suona la sveglia. Snooze.
8.25: Suona la sveglia. Snooze.
8.30: Suona la sveglia. Snooze.
8.35: Suona la sveglia. Snooze. Mugugno non identificato.
8.40: Suona la sveglia. Apro gli occhi. Snooze. Altro mugugno.
8.45: Suona la sveglia. Apro gli occhi. Bestemmia n°2. Mugugno n°3.
8.50: Spalanco gli occhi in preda al terrore e urlo diperata: Perchè la sveglia non ha suonato? Mi lancio fuori dalle lenzuola a una velocità tale che si ripiegano automaticamente sul vuoto lasciato dal mio corpo assente e corro in bagno. Il bagno è occupato. Bestemmia n°3.
8.51 - 8.57: Abluzioni sparse. Le altre coinquiline entrano ed escono dal bagno chiedendomi se va tutto bene, mentre cerco di limarmi le unghie con lo spazzolino o di pettinarmi con l'asciugamano.

8.57 - 8.59: Infilo un calzino rosa, uno rosso, un paio di mutande tye and dye (effetti delle lavatrici multicolor) e qualsiasi cosa appaia sul picco della montagna di vestiti che vive e si riproduce a fianco del mio letto, mentre con l'altra mano mi spalmo il fondotinta sui capelli e passo il kajal nei buchi del naso tentando di beccare l'occhio. Rinuncio a mettere le lenti a contatto, le palpebre non sono reattive. La moka miracolosamente non è esplosa ma ha prodotto una brodaglia che sorseggio davanti alle finestre ammirando estasiata il traffico mattutino.
9.00: Uscita a razzo da casa.
9.01: Rientro in casa, ho dimenticato le chiavi della bici.
9.02: Esco di casa.
9.03: Rientro in casa, ho dimenticato gli occhiali da vista.
9.04: Esco di casa.
9.95: Rientro in casa, ho dimenticato le chiavi di casa.
9.07: Saluto il portiere e facendolo il piede destro scivola dal pedale della bici causandomi un'esperienza paranormale di premorte. Mi accendo la prima sigaretta per riprendermi dal trauma. Del risveglio, non della premorte.
9.09: Mentre pedalo mi rendo conto che ho dimenticato il cellulare a casa. Ma non tornerò indietro.
9.17: Perdo un'eternità a capire come si slega e come si rilega questa stupida catena della bici.
9.19: Qualcuno mi aiuta mosso a compassione.
9.20: Entro in ufficio sorridendo di un sorriso ebete e facendo finta di non essere in ritardo, nè di essere sveglia da soli 30 minuti.
9.21: Qualcuno mi chiede se mi sono vestita al buio o se ho provato a pettinarmi con le bombe a a mano. Mi guardo allo specchio e penso che potrei tranquillamente finire sul blog di The Sartorialist per l'originalità, se solo fossi in grado di abbinare i colori in modo da evitare l'effetto pugno nell'occhio. Rispondo con lo stesso sorriso ebete e vado avanti.
9.22: Caffè n°1.
9.23: Sguardo al progress.
9.24: Caffè n°2.
9.25: Sigaretta.
9.30: La giornata comincia. Io ancora no.

Una sola avvertenza: non cercate di farlo a casa vostra. Mi ci sono voluti anni e anni di allenamento per ottenere questa allegra trafila da stuntman; se affrontato senza le dovute precauzioni, potrebbe risultarvi fatale. Beware.

lunedì 26 ottobre 2009

E togliti quel sorriso stupido dalla faccia!

Domenica pomeriggio, ore 17,35. Le nostre due eroine, dopo un'interessante gitarella al cimitero Monumentale (che fa sempre bene), e dopo essersi stordite a dovere per sopportare il peso di un'altra domenica inutile, prendono l'auto e se ne vanno a fare la spesa. Giusto.
Ferme al semaforo di piazzale Cadorna aspettano in silenzio l'arrivo del verde. Quand'ecco dal nulla spuntare dieci clown. DIECI CLOWN. La conducente fa appena in tempo a bloccare la sua portiera per impedirne l'ingresso che si avventano in massa sulla sua auto, aprendo portiere, spalancando il bagagliaio e tuffandovisi dentro.
La conducente rimane atterrita, totalmente paralizzata dal terrore, vedendo cinque clown spuntarle da dietro le spalle attraverso il bagagliaio. L'altra non fa una piega, e li saluta educatamente e cortesemente agitando la manina. Ciao ciao, gli dice, ciao ciao. Ridono, i clown. Si agitano come polipi nella rete. Con tutte quelle braccia e il rossetto sbavato. L'inizio di un film del terrore.
Scatta il verde, e i clown abbandonano l'auto come onde che si ritraggono dagli scogli.
Mi ci sono voluti almeno dieci minuti per smettere di sudare freddo, e questo è stato il momento più allegro della mia giornata. Ma soprattutto, è successo veramente.